Itinerario Etnografico

I musei etnografici della Lucchesia raccolgono ed espongono le ricche testimonianze antropologiche di questo territorio, raccontandone la storia ultramillenaria, le tradizioni e le usanze di un popolo e della sua vita quotidiana.

Una delle tematiche principali narrata in tal senso è quella del lavoro. Così il Museo del Lavoro e delle Tradizioni Popolari della Versilia Storica, ospitato nel Palazzo Mediceo di Seravezza, Patrimonio Unesco.
Il Museo raccoglie una ricca collezione di oggetti, attrezzi e strumenti, testimonianza della vita quotidiana e del lavoro della “gente” di Versilia, di quella Storica dei comuni di Seravezza, Stazzema, Forte dei Marmi e Pietrasanta, compresa tra fine Ottocento e metà Novecento: agricoltura, tessitura, scultura, escavazione e lavorazione del marmo, miniere e lavorazione del ferro.

Alla civiltà contadina della Lucchesia è dedicata anche una delle sezioni del Museo Athena di Capannori, che propone una narrazione storica della zona della Piana di Lucca, collezionando immagini e strumenti testimoni delle pratiche agricole del passato, legate in particolare al granturco sessantino, ai fagioli della Lucchesia e alle antiche unità di misura del territorio. 

La cultura materiale rurale di un’altra area, quella della Garfagnana, è narrata da diversi siti museali che si dislocano tra l’alta e la bassa Valle del Serchio.

Si parte da San Pellegrino in Alpe, il borgo più alto dell’Appennino, che nella medievale chiesa di San Pellegrino ospita il Museo Etnografico Provinciale Don Luigi Pellegrini, una delle più importanti raccolte di oggetti di cultura materiale del Centro Italia. Nelle stanze di questo museo sono testimoniate la vita contadina, pastorale, artigiana e domestica sia del versante appenninico lucchese - garfagnino che di quello modenese – reggiano, terre accomunate da 400 anni di dominazione estense che però hanno conservato specifici caratteri sociali, economici e linguistici. Ampio spazio è dedicato alla vita lavorativa di questo territorio, dai cicli agricoli alla tessitura, dall’allevamento del bestiame al ciclo della castagna, dai lavori artigianali ai mestieri itineranti; completano la collezione testimonianze della forma drammatica popolare del Maggio.

La tradizione del Maggio è ampiamente narrata anche dal Museo Italiano dell’Immaginario folklorico di Piazza al Serchio, nato dal Centro di Documentazione della Tradizione Orale, che nel corso di molti decenni ha raccolto e registrato migliaia di racconti inediti della tradizione orale italiana (fiabe, leggende, credenze popolari). La mission del Museo oggi è proseguire questa ricerca e quindi recuperare e conservare questo materiale prezioso che si può conoscere attraverso i dispositivi multimediali presenti al Museo. 

Una tradizione lavorativa più peculiare è quella raccontata dal Museo della figurina di gesso e dell’emigrazione, nel centro storico di Coreglia Antelminelli. Il Museo testimonia il fenomeno migratorio basato sulla vendita di statuine di gesso che dal XVIII al XX secolo raggiunse, in Valle del Serchio, punte elevatissime. La storia dell’emigrazione da Coreglia e dalla Lucchesia è stata infatti per molti decenni legata alla produzione e al commercio della figurina di gesso, coi migranti che esportarono questa arte in tutti i continenti, spesso con grande successo economico. L’attuale esposizione del museo è costituita da 1300 esemplari di gesso che attraverso diversi soggetti, colorazioni e forme vogliono rappresentare l’evoluzione tecnica di questo artigianato dal XVII secolo ai giorni nostri.